Una critica

Scrivere mi è difficile ultimamente, perché fondamentalmente non ho granché voglia di raccontare episodi accaduti: piuttosto sensazioni e stati d’animo. Una noia mortale per chi legge, perché non c’è niente di più noioso che leggere di emozioni altrui non contestualizzate in un panorama minimamente riconoscibile al lettore.

Raccontare una sensazione, scrivendone in modo misterioso e costellato di puntini di sospensione (l’abuso di puntini andrebbe regolamentato con pene severissime) come se chi scrive fosse detentore assoluto dell’emozione raccontata, non solo è noioso ma altamente narcisista. Si scrive per far aleggiare un alone di mistero e fascino attorno a sé oppure per trasmettere qualcosa al lettore?

Siamo egoisti anche nell’atto di raccontarsi.

5 pensieri riguardo “Una critica

  1. L’atto della scrittura è tendenzialmente autoreferenziale, soprattutto se trae ispirazione da situazioni e stati d’animo per lo più singolari. Non dimenticarti però che le emozioni sottese hanno un non so che di universale, alla fine ci barcameniamo tutti, con sensibilità diverse ovvio, in questo casino di mondo e di società alla sbando, per cui quello senti tu è anche quello che sento io, o altri. Continua 🙂

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...